Chi l'avrebbe mai detto

Chi l'avrebbe mai detto

di Giovanna ⁠⁠⁠Panella

Sono Giovanna, la mamma di Daniele, un ragazzo autistico. Questa parola incute timore e paura. Per questo motivo ho deciso di scrivere la nostra avventura.

Daniele è nato 18 anni fa: un bambino "normale", bello, cicciottoso e con una fame da leone. A nove mesi la sua prima parola, tutto procedeva bene. Passati i primi due anni di vita è cominciata una lenta regressione, iniziò ad indicare tutto con il dito, aveva atteggiamenti strani, non parlava più, l'unica parola che diceva era “mamma”.

Facemmo una prima visita dal pediatra, che mi parlò di un lieve ritardo "vedrà signora, con l'asilo il bambino si sblocca". All’inizio dell’asilo Daniele venne subito emarginato dalle maestre e la situazione peggiorò, si chiuse ancora di più in se stesso e cominciarono ad emergere rabbia e autolesionismo.

Daniele aveva tre anni e otto mesi quando decisi di portarlo da una logopedista. Appena entrammo allo studio cominciò una sorta di lotta: Daniele non si vuole sedere, non ha l'attenzione, fa dei gridi strani, insiste per andare via. È a questo punto che, guardando questa scena, mi domando “Cosa succede?”...non riuscivo a capire, mi sembrava di vedere un piccolo selvaggio.

Da quel giorno è iniziato il nostro cammino, un lavoro enorme, pieno di tante difficoltà, un percorso tortuoso e lungo, ma non ci siamo mai arresi. Lungo la nostra strada abbiamo incontrato tante persone che, come in un puzzle, hanno ricreato il quadro “Daniele”.
Sì, ognuno ha messo un pezzo.
All'epoca non sapevo niente sull’autismo o forse non volevo pensare che mio figlio fosse autistico. Quando dentro il cuore di una mamma entra l'autismo, in un primo momento c'è solo paura, spavento e tanto vuoto. Come si può pensare che il proprio cucciolo è autistico? Nel mondo esiste la normalità, come vivrà? Dopo di me che ne sarà di lui?

Con l’aver preso coscienza ci fu una “botta” iniziale, ma subito dopo ho deciso che mio figlio doveva far parte del mondo. La prima cosa che ho capito è stata la consapevolezza che per lavorare ed avere dei risultati con Daniele non potevo essere solo mamma, cosi mi sono dovuta sdoppiare: mamma e (diciamo) educatrice. Non ho mai trattato Daniele da diverso, l’ho trattato da figlio, proprio come lo è suo fratello.

Con il tempo e dopo tantissimo lavoro, adesso è un ragazzo pieno di colori, il suo carisma è coinvolgente, parla, scrive, legge, riesce a fare dei brevi discordi, è amato da tutti, a scuola è adorato dai compagni che collaborano e si preoccupano per lui… Chi l’avrebbe mai detto! Addirittura è stato in gita coi suoi compagni per sei giorni a Matera, senza di me, senza il mio aiuto.
Certamente, ha ancora delle difficoltà e non può stare da solo, però ha raggiunto una buona autonomia personale. Il mio motto è sempre stato: "se vive bene lui vivo bene io".

Questa esperienza di vita mi ha insegnato tantissimo. A volte mi domando chi sarei adesso se nella mia vita non fosse entrato l’autismo. Forse sarei stata una persona vuota e forse non avrei mai capito il senso della vita. È difficile spiegare le sensazioni, le emozioni, ma io sento il sole dentro di me ed una serenità che non ho mai avuto.
A volte mi chiedono come riesco ad essere cosi solare, sempre con il sorriso, sempre con una battuta pronta. Daniele mi ha insegnato “il sorriso” e da lì si è aperto un mondo...sì, il mondo dell'autismo, che è un mondo bello, anche nelle forme più violente perché, ed è fondamentale capirlo, i loro comportamenti sono soltanto richieste di aiuto.
Siamo noi, i genitori, la società, le istituzioni, le scuole, ecc, che non li capiamo. Perché? Perché è più facile mettere la testa sotto la sabbia piuttosto che mettersi in discussione, è più facile tagliare l'albero che provare a guarirlo.

Oggi conosco altri ragazzi autistici ed io amo i loro "disturbi comportamentali" perché ho capito che tutto ha un senso, loro sanno e capiscono chi ha l'animo buono e pulito, chi gli vuole bene veramente.
La loro bellezza più grande è la trasparenza, niente bugie, niente prese in giro ed una furbizia unica: c'è solo da imparare.
Sono innamorata dei loro occhi, di quello sguardo che con una grande timidezza guarda per terra. Come si può aver paura di questi nostri ragazzi.

Si parla tanto di autismo, ma poi si fa ben poco. Per cercare di abbattere questo "ben poco" è stata costituita l'ASSOCIAZIONE ALTRE...MENTI, di cui faccio parte. Siamo un gruppo di genitori uniti per fare ogni giorno qualcosa, come ad esempio le raccolte fondi per le terapie.
Vivere in questo mondo non è facile, ma so che adesso non potrei più farne a meno.

Oggi Daniele frequenta il secondo anno all’Istituto Alberghiero di Ceccano, pratica palestra e nuoto.
CHI L'AVREBBE MAI DETTO! Sarò sempre debitrice nei confronti di mio figlio: lui è stato, è e sarà il mio unico maestro di vita.

Giovanna

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